GASPERINI, IL RE MIDA E LE SUE MAGIE

GASPERINI HA LASCIATO IL SEGNO

DEA, CHE RIVINCITA!

Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da tuonare. Già, né sentenziare, né suonare. Son proprio tuoni e fulmini quelli palesati in campo dai ragazzi terribili di Gasperini; a farne le spese, in ordine cronologico, Manchester City e Dinamo Zagabria, tra le mura amichematch disputati a San Siro per il completamento dei lavori al Gewiss Stadium – e lo Shakhtar Donetsk, in trasferta, nella sfida clou svoltasi alla Donbass Arena.

La magica notte dell’undici di Gasperini nel mese di dicembre rimarrà impressa, indelebilmente, non solo nella storia atalantina ma anche negli almanacchi del calcio italiano.

Non capita sovente che una squadra al “ballo dei debuttanti”, in Champions, riesca a qualificarsi per gli ottavi del torneo. Standing ovation, più che meritata, per i protagonisti di quest’epica cavalcata: dal presidente Percassi, architetto del “giocattolo perfetto”, in Serie A ed in campo europeo, al ds Sartori, responsabile e fautore dello scouting nerazzurro, passando per il tecnico, Gasperini, artefice dell’exploit di giovani e meno giovani – molti dei quali giunti a Bergamo dopo stagioni anonime – fino ai calciatori, nessuno escluso, veri gladiatori nelle diverse arene europee.

Atalanta Training Centre

 

NERAZZURRI AL LUNA PARK

Com’ è possibile compiere un’ impresa, così folle alla vigilia, se non si scende in campo spensierati e sbarazzini?

Inutile chiederlo a Gollini, che di mestiere fa l’estremo difensore e si è persino improvvisato “Rapper con i guanti”. Uno che si diverte, insomma.

Meno allegra, decisamente, è stata l’ultima partita del girone – chiaramente non per il risultato finale – in cui si è travestito finanche da superman, volando felinamente da un’estremità della linea di porta all’ altra. In più occasioni, nel primo tempo, salverà il parziale di 0-0 contro gli ucraini.

Nel parco di divertimento, come ben saprete, una delle maggiori attrazioni è l’autoscontro, come quello innescatosi tra gli avversari che rimbalzavano sul muro bergamasco. A cosa alludo? Al terzetto difensivo, così schierato solitamente: Toloi/Masiello, Djimsiti/Kjaer e Palomino.

Loro, con l’ausilio dei centrocampisti, hanno arginato le velleità espansionistiche degli inglesi, con la flotta dei Citizens guidata dal catalano Guardiola (1-1), poi croate, tenendo addirittura la porta inviolata (2-0) ed infine ucraine, alla fine della fiera, nella storica notte della Donbass Arena (0-3).

 

Centro Sportivo Atalanta
Da Donec’k a Charkiv il passo è “breve”  ed è un passaggio che sicuramente avrà sfiorato i pensieri del Papu Gomez. Durante la sua carriera, il dieci argentino ha valicato vere e proprie montagne russe, con il punto più basso toccato proprio nell’ esperienza  al Metalist.

Poi, per sua fortuna, arrivò la Dea. Di lì in avanti, si è consacrato come interprete magistrale del ruolo di “mezza punta”. Un calciatore con caratteristiche più uniche che rare. Il faro, illuminante, di ingranaggi e trame di gioco gasperiniane.

E come non menzionare, nel luna park atalantino, le scorribande sulle linee laterali di Hateboer, Castagne e Gosens? La Dea, in effetti, sembrava aver fatto un uso smodato di redbull.

Si, quelle che ti mettono le ali: devastanti, in special modo, in casa degli arancioneri (con il primo goal, firmato dal numero ventuno belga, ed il terzo, timbrato dal numero otto tedesco).

Al muro difensivo, inoltre, vanno aggiunti altri tasselli: la diga olandese, De Roon, impostata nel reparto nevralgico del sistema di gioco atalantino; a seguire il frangiflutti svizzero, Freuler, con il delicato compito di sorvegliare le coste dell’isola felice (Bergamo), mettendole al riparo dal moto ondoso di centrocampisti ed attaccanti rivali; infine, ad integrare il ventaglio di centrocampisti, l’ex Milan Pasalic: poliedrico talento croato, sbiadito prima, sgrezzato adesso.

Talento fa rima con la qualità di Malinovs’kyj e Ilicic: due centrocampisti, fantasisti, mancini vellutati. Musica per le orecchie del maestro nativo di Grugliasco.

Chi si gode, finalmente, una veduta costante sulla ruota panoramica lombarda è la coppia MurielZapata.

L’ ex Fiorentina, ad esempio, era abituato a giocare una partita da fenomeno ed un’altra con le pantofole. Il bomber ex Udinese, invece, costrinse il tifo bianconero a pregare ripetutamente verso i santi patroni Ermacora e Fortunato, per interrompere la sua maledizione sotto porta.

Adesso, la bacchetta magica dell’ex tecnico del Grifone – si, Gasperini, sempre lui – sembra aver convertito ambedue i colombiani; non più semplice “promessa” (Luis) o attaccante “boa” (Duvan), ma rispettivamente campione e killer spietato nell’ area di rigore.

 

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