“IL PUNTO LFS”: MLS (e NASL), alla scoperta dell’America

“Se la MLS fosse un titolo in borsa, questo è il momento di investire”. Dalle parole di Don Garber, un viaggio sul mondo del “soccer” americano che, proprio come un titolo in borsa, sta puntando sulla crescita (del settore giovanile), sull’innovazione (tecnologica e di nuovi stadi), e sulla “competitiveness”.

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Facile da prevedere. Prima o poi negli States si sarebbe fatto sul serio, anche per quanto riguarda il calcio. Il forte coinvolgimento emotivo, unito alle possibilità di business miliardari, non è passato inosservato sul versante Nord dell’America. La loro quasi ingiustificata assenza nel calcio che conta, vuoi per tradizione, vuoi per il loro costante desiderio di distinguersi, si sta ora riducendo. E i passi da gigante faranno sì che tra qualche anno, in molti sono pronti a scommetterci, il “soccer” diventerà una colonna portante del sistema calcio mondiale. Con un modello pur sempre originale, perché sono Americani, e amano distinguersi. Andiamo a scoprirlo.

Partiamo dai risultati. La Lega MLS, diretta da “Don Garber”, assieme alla vecchia-nuova NASL, è riuscita negli ultimi anni a importare giocatori del calibro di Villa, Kaka, Pirlo, Gerrard, Lampard, Giovinco, Raul. Ciascuno con un assegno medio di circa 6 milioni $. Alcune considerazioni.

  1. La scelta dei calciatori non è stata fatta a caso: si tratta di giocatori che si sono distinti sul campo per classe ed eleganza, portatori di un brand, il loro, che deve fungere da ambasciatore ad un altro brand, quello della MLS. La differenza, con la politica di investimenti più “confusa” e meno selettiva che sta attuando il governo Cinese, può essere una sintesi della storica differenza culturale tra le due superpotenze.
  2. Non è un caso che il primo ambasciatore moderno del calcio in USA sia stato David Bechkam. Un’icona, dentro e fuori dal campo, rappresentativo proprio di quella che è la strategia Americana.
  3. I casi Beckham e Giovinco, rappresentano, per motivi diversi, due punti di svolta: il primo ha avuto 3 parentesi in Europa dopo essersi trasferito oltreoceano, il secondo ha scelto la via degli states a soli 26 anni. Sono un segnale di come il calcio, in America, sta diventando attrattivo non solo per i soldi, e che la sua competitività si sta avvicinando agli standard europei.

Risultati sportivi, anche: gli Stati Uniti sono arrivati in finale di Confederations Cup nel 2009. Hanno raggiunto il quarto posto del ranking FIFA nel 2006. Sono dal 1990 sempre presenti ai Campionati del Mondo. Semifinali nella recente Copa America. Qualcuno obietterebbe: nulla di eclatante. Io dico, non male per un movimento nato solo a metà anni 90.

Risultati politici: l’ultima Copa America (di tradizione Latino Americana) è stata disputata negli US, l’organizzazione ha funzionato, e pare la si voglia ripetere nei prossimi anni. E il prossimo step riguarda l’integrazione anche con un altro pilastro del calcio Sudamericano: la Copa Libertadores.

Risultati economici, infine. L’accordo con il colossi dei diritti TV IMG e MP&Silva permetterà la distribuzione in tutto il mondo. Sky Sport, Fox, ESPN non ci hanno pensato due volte, spartendosi una torta che è costata 752 milioni di dollari Oltre a fare incetta di top sponsor, da Audi a Wolfswagen, agli sceicchi di Etihad e non solo. Per investire loro, e tanto, un motivo ci deve essere. Secondo Forbes, la MLS vale 3,7 miliardi di dollari. Un club medio 200 milioni, valore triplicato nel giro di 7 anni.Risultati immagini per mls

Ma quali sono i punti di forza che hanno permesso ad un sistema ad emergere in un mercato già molto competitivo, in così poco tempo?

  • Prima di tutto, non dimentichiamolo, il contesto Americano. Sono in grado di creare spettacolo come nessun altro. Sono in grado di apprezzare e valorizzare lo spettacolo come nessun altro. Sono in grado di vendere lo spettacolo come nessun altro. Sono in grado di permettersi di acquistare lo spettacolo, più di molti altri stati. Questo di sicuro ha influito.
  • La formula del torneo: divisione tra Easthern and Western Conference, per dare valore alle rivalità territoriali, più Play Off e finali, dove si incontrano i migliori. La formula è un’esatta replica di quanto accade in NBA e NFL, non due competizioni a caso. L’interesse e l’equilibrio nelle partite è sempre garantito.
  • Il sistema dei salari. Per reazione storica al fallimento della lega precedente, la NASL (quella di Pelè, dei Cosmos, di Raul, per intenderci). Esiste un tetto massimo agli ingaggi dei calciatori, 436 mila $, eccezion fatta per un calciatore per squadra, i cosidetti “Designated Players”. Tradotto: sostenibilità finanziaria, assenza di disequilibrio economico, maggior competitività sul campo, e possibilità, allo stesso tempo, di attrarre ai suon di milioni i campioni del calcio europeo.
  • Il salary Floor. Il campionato è costituito da un sistema chiuso, ossia senza promozioni e retrocessioni. Questo potrebbe essere un incentivo, per una squadra arrivata a ultima, a pensare di iniziare un progetto a lungo termine puntando sui giovani. Il risultato nel breve, però, potrebbe consistere in una maggiore varianza tra le forze in gioco, e quindi meno competitività. Questo è impedito dal salary floor, ossia un tetto minimo di stipendi al quale i clubs possono ingaggiare.
  • Il Draft. Il draft è la lotteria, sempre importata dagli altri sport americani, che permette ai clubs, a inizio anno, di aggiudicarsi i migliori calciatori delle accademie. La particolarità è che i primi a scegliere sono i clubs che non hanno partecipato ai play-offs, sempre col fine di mischiare le carte e le forze in gioco, e rendere l’esito del torneo più imprevedibile.
  • Gli Homegrown Players. Ossia i giocatori prodotti dal vivaio. Esiste una regola “ufficiosa”, in base al quale, per controbilanciare gli investimenti effettuati in “Designated (e ora anche “Core”, ossia di una categoria inferiore) Players”, i clubs possono investire in giocatori prodotti dal vivaio, che non vanno ad incidere sui costi di salario, e quindi liberano più spazio per l’ingaggio di nuove stelle.
  • Le franchigie. I clubs non sono società autonome. La MLS non è una pura associazione, ma la proprietaria di tutti clubs, suoi “brands”. I clubs, pertanto, prendono il nome di franchigie, e i loro proprietari, sono in realtà proprietari di una quota della MLS. Tra la MLS e i clubs, pertanto, vi è una sorta di contratto simile al franchising. La maggior parte dei proventi dei clubs, quindi, finisce nelle casse della MLS, non delle singole franchigie. Un sistema, quindi, all’insegna dell’equilibrio

Risultati immagini per mlsRisultato: si punta sui giovani, sull’incertezza del torneo, sui grandi nomi. Questo fa sì che venga costruito praticamente uno stadio all’anno, tutti all’avanguardia, soccer specific e all’insegna dell’entertainement e del business, le due parole chiave nella filosofia Americana. Che la media spettatori sia di poco inferiore a quella della Serie A (21.000 a partita). Che per USA-Portogallo agli scorsi Mondiali siano finiti davanti alla tv ben 25 milioni di spettatori americani. Che la vecchia NASL è stata ricreata, con investitori di rilievo (Maldini e Ronaldo su tutti), in ottica liberista creando una competizione del tutto parallela e “avversaria” alla MLS, in un’ottica futura, tuttavia di integrazione tra le due federazioni. Che negli ultimi 10 anni i Club MLS hanno investito più nel “player development” che in ingaggi.

Vi sono ancora nei limiti: dal numero limitato di campioni ingaggiabili (la regola del salary cap, a tal fine, si sta allegerendo), all’ancora scarso PIL calcistico, eccezion fatta per Dempsey, Donovan, Bradley, passando per il trade-off competitività interna-competitività esterna, e per ancora l’assenza di grandi titoli vinti.

Ma il focus sul business, sull’equilibrio, sull’enterteinement, su investimenti produttivi, sulla Risultati immagini per mlscommercializzazione del prodotto, sul marketing e l’innovazione tecnolgia e sul grande investimento sul settore giovanile, proiettano l’attenzione più sul medio-lungo termine.

Negli States il calcio sta crescendo e investendo per crescere allo stesso tempo. Hanno importato i canoni europei, per creare un nuovo brand, e ora stanno esportando un modello, che, se ci si pensa, è basato su tutto ciò che manca al calcio Italiano.

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